Quando una mamma italiana cucina / When an Italian mummy cooks

Quando i numeri online appiattiscono la creatività – When online numbers kill creativity

Quando i numeri online appiattiscono la creatività – When online numbers kill creativity

Quando lavoravo nel Marketing anni fa, avevo iniziato a soffrire di insofferenza verso le metriche di valutazione. Quelle che riguardavano il mio quotidiano si riferivano ai risultati dati da singole attività che andavano dall’e-mail marketing alla partecipazione ad eventi.

All’epoca (e parliamo di circa 8 anni or sono) trovavo queste metriche non aderenti alla realtà nel senso che, secondo me, non rappresentavano fedelmente quanto l’attività avesse avuto veramente un’impatto sull’andamento generale. Creava però un’uniformità nella performance.

Oggi, da mamma 2.0 leggo diversi blog, mummy e non e mi rendo conto che il mondo delle metriche ha mietuto vittime anche in questo campo. Li trovo infatti piatti, nel senso che sono uno la fotocopia dell’altro. Le foto sono tutte molto simili, Instagram e Pinterest style, per capirci. I contenuti sono gli stessi, al punto che a volte leggo un articolo su un blog e ne rileggo uno praticamente dello stesso contenuto alcuni giorni dopo. Questi sono tutti blog che riscuotono grandi risultati in termini di “Like” e “Reblog” (metriche); che quindi hanno un’esposizione notevole on-line e di conseguenza lavorano estensivamente come “infuencer” di brand.

Possiamo quindi dire che questa nuova forma di marketing on-line ha creato un’uniformità. Ma non solo. Ho la sensazione che stia creando anche uno status symbol. Lo dico perché noto che molti giovani ma anche adulti, anelano allo stile di vita presentato da questi media on-line e sentono il bisogno di condividere foto e momenti personali alla ricerca di “like”, di approvazione da parte della rete, forse anche sperando di suscitare un pò d’invidia, la stessa che provano nei confronti dei blog che seguono. La cosa che mi spaventa è che il fenomeno sta assumendo dimensioni tali dall’esserne tutti coinvolti, chi più o chi meno. Lo noto su me stessa e sulle persone che ho intorno.

Lo ammetto sono spaventata per i miei figli, perché se quello che li aspetta è una dipendenza da “like” dettata dal bisogno di uniformarsi, allora credo che il loro futuro sarà molto triste. Non sono una di quelle mamme che dice no alla tecnologia, lo trovo anacronistico. Sono una mamma, però, che fa selezione di contenuti on e off line. Voglio che i miei figli sviluppino un senso critico, ma soprattutto che il loro gusto sia LORO, a dispetto del fatto di ricevere “like” o meno. Perché la capacità di essere unici è quello che li distinguerà dalla massa, perché come genitori abbiamo il dovere di dargli la possibilità di essere quello che sentono e di sviluppare le loro potenzialità. Questo è quello che continuo a ripetermi…

Sono l’unica mamma che ha questi pensieri?

When I used to work in the marketing, years ago, I started to  be impatience with the evaluation metrics. Those that concerned my daily life regarded the results data from individual activities, ranging from e-mail marketing to participation in events.

At that time (and we are talking about 8 years ago) these metrics were not close to reality in the sense that, in my opinion, they did not accurately represent how much the activity had a real impact on the overall performance. However, it created a uniformity in the performance.

Today, I am  a 2.0 mom and I read several blogs, mummy and not, but I realise that the world of metrics has claimed victims also in this field. I find these blogs flat, in the sense they are each other’s copy. The photos are all very similar, Instagram and Pinterest style. The contents are the same, to the point that sometimes I read an article on a blog and I reread one literally  equal on another blog a few days later. These are all blogs that receive great results in terms of “Like” and “Reblog” (metrics); which therefore have substantial exposure on-line and accordingly they  work extensively as “infuencers” for many brands.

We can therefore say that this new form of Online Marketing has created a uniformity. But not only. I have a feeling it’s also creating a status symbol. I say this because I notice that many young people but also adults, yearn to the lifestyle presented by these online media and they feel the need to share photos and personal moments in search of “like”, to be part of the network, perhaps even hoping to stir up a bit of envy, the same who they feel against the blogs they follow. The thing that scares me is that the phenomenon is taking on such dimensions of being all involved, to a greater or lesser degree. I talk about myself and the people around me.

I admit, I am scared for my children, because if what awaits them is an addiction to “likes” dictated by the need to conform, then I believe that their future will be very sad. I am not one of those mothers who says no to technology, I find it anachronistic. I am a mother, though, that makes a great selection of online and offline content. I want my children to develop a critical sense, but above all, I hope they will develop THEIR taste, despite the fact to receive a “like” or not. Because the ability to be unique is what will distinguish them from the crowd, because as parents we have the duty to give them the opportunity to be what they feel and to develop their potential. That’s what I keep telling myself …

I am the only mother who has these thoughts?



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